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SOMMARIO:

- FROSINONE, VILLA COMUNALE - 17 GIUGNO 2006 / ORE 17.30 - 22.00 / NO al Referendum confermativo del 25 e 26 giugno 2006

- Rinvio assemblea FROSINONE 2020 su temi urbanistica

- FGS - Federazione dei giovani socialisti democratici / "La riforma costituzionale tra accentramento e frammentazione - Le ragioni del NO" / Lunedì 19 giugno 2006 - ore 17.30 / Frosinone - Villa Comunale

- "PRIMAVERA DEMOCRATICA - PER IL PARTITO DEMOCRATICO" della provincia di Frosinone / Conferenza stampa del 14 giugno 2006

- Classe di Pianoforte della Professoressa  CINZIA LABONIA GREGORATTI /  SAGGIO

- "IN TRACCIA DI LUNA" - di Alfonso Cardamone (ed. Pellegrini 2006) / venerdì 23 giugno 2006 - ore 18 - Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Frosinone

- PRESENTAZIONE DEL LIBRO "VIRGINIA E IL SUO INGLESE" - di Silvia Santoro

- BRAHIM ACHIR / CATALOGO DI UNA MOSTRA DEL 2006 E QUADRI RECENTI

- "LE STORIE SALVANO LA VITA?", con Pasticcio dei niños santos, di Maurizio Ferrara

- Associazione culturale IL GIRASOLE - Frosinone

- Periodico IL CERCHIO (1° tranche) / Using Courts in Brazil to Strengthen an Indian Identity (New York Times)

ASSOCIAZIONE "PER L'ULIVO/PARTECIPAZIONE - RETE DEI CITTADINI PER L'ULIVO"

ulivopartecipazionefr.1@virgilio.it

FESTA PER LA COSTITUZIONE

17 GIUGNO 2006

INVITO

Il referendum di conferma della legge di riforma costituzionale, indetto per il 25 e 26 giugno prossimi, è un appuntamento politico e civile al quale non dobbiamo mancare.

E non dobbiamo mancare di esprimere con forza il nostro NO, poiché tante sono le incongruenze di quella legge, tante le disfunzioni che determina, tanti i rischi per la democrazia conseguenti ad un impianto normativo che altera profondamente l'equilibrio tra i poteri.

Quella legge di riforma tocca nella sostanza la Costituzione italiana del 1948 e ne cancella alcuni valori di grande significato, che sono stati di essenziale riferimento per costruire la storia migliore del nostro Paese.

Perciò questo invito a votare

NO

e perciò l'invito a condividere

la seguente FESTA PER LA COSTITUZIONE

che abbiamo promosso ed organizzato con un gruppo di associazioni, insieme agli artisti che interverranno, volendo dare il massimo risalto ad un momento di attiva partecipazione e ad un'esigenza di espressione di un comune diritto di cittadinanza:

 

FROSINONE, VILLA COMUNALE - 17 GIUGNO 2006

ORE 17.30 - 22.00

 

Si invitano la cittadinanza, i rappresentanti delle istituzioni, i partiti politici ed i sindacati alla FESTA PER LA COSTITUZIONE

... confronti, musiche, giochi, animazioni, performances, divertimenti, ristoro e molto altro!

per esprimere insieme un forte

NO

al Referendum confermativo del 25 e 26 giugno 2006

Aderiscono: Comitato cittadino Vivere Frosinone, Frosinone 2020, Comitato in difesa della Costituzione, Lega Ambiente, Sinistra Ecologista, Associazione provinciale partigiani cristiani (FILV), ARCI, Istituto Gramsci, DOUBLEFACE...

 

Si ringraziano per il sostegno fornito:

C.N.A., C.I.A., Lega Cooperative e tutti gli artisti intrattenitori

ASSOCIAZIONE "FROSINONE 2020" - VIA GARIBALDI - FROSINONE

AV V I S O

La riunione, preannunciata per venerdì 16 giugno 2006, alle ore 21.15, sui temi dell'urbanistica con la presenza di assessori e consiglieri comunali, è stata rinviata a data da destinarsi.

Gli associati si riuniranno ugualmente per preparare l'incontro di cui sopra.

FGS - Federazione dei giovani socialisti democratici

"La riforma costituzionale tra accentramento e frammentazione - Le ragioni del NO"

Lunedì 19 giugno 2006 - ore 17.30

Frosinone - Villa Comunale

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

DELL'ASSOCIAZIONE POLITICO-CULTURALE

"PRIMAVERA DEMOCRATICA - PER IL PARTITO DEMOCRATICO"

della provincia di Frosinone

http://primaverademocratica.org

 

Mercoledì 14 giugno 2006 - ore 11.30

Sala conferenze Villa Comunale di Frosinone

 

REGISTRAZIONE AUDIO INTEGRALE

(alcuni interventi si sentono bene, altri peggio, a seconda della distanza dal registratore audio)

 

Interventi di:

 

Alessio Gentile, presidente: agentile@beactive.it / 347-5058939

M. Letizia Marchegiani, vice presidente: 347-5058271

Laura Stirpe, segretario: STIRPELAURA@libero.it / 338-8907258

 

DALLA PRESENTAZIONE PER LA STAMPA PREDISPOSTA DAL COMITATO PROMOTORE DI FROSINONE

L'Associazione per il Partito Democratico nasce con il dichiarato fine di sostenere ed accelerare la costituzione di questo nuovo soggetto politico, ormai da troppi anni in cantiere.

L'associazione condivide pienamente il progetto di unire, nel costituendo Partito Democratico, le istanze riformiste del centrosinistra, provenienti da storie politiche e culturali diverse e, a volte, contrapposte. E tuttavia costrette, oggi, da un'esigenza, a tutte comune, di trovare nuove risposte ai problemi inediti espressi in maniera dirompente dalla globalizzazione nei campi della politica e dell'economia, dall'insorgere di temi sensibili in materia di diritti civili, bioetica e ricerca scientifica; più in generale, dalla necessità di affrontare i nuovi tempi all'insegna dell'apertura e della speranza, piuttosto che della chiusura, della violenza e della paura.

Al contempo, la funzione del Partito Democratico risponde alla necessità di rafforzare il bipolarismo, che è ormai una realtà non eludibile (tantomeno elusa dalla recente e pessima legge elettorale), assecondando una scelta che gli elettori del centrosinistra hanno concretamente mostrato di preferire alla tradizionale frammentazione, premiando in maniera consistente la lista unitaria dell'Ulivo.

Come Associazione per il Partito Democratico per la provincia di Frosinone, lavoreremo affinché il processo costituente del futuro partito avvenga nelle forme e nei modi che meglio esprimono trasparenza e partecipazione.

Saremo il dove, il quando ed il come promuovere e garantire totale apertura alle forze, alle energie ed alle intelligenze della società civile, la cui partecipazione non è meno essenziale di quella delle forze partitiche costituite.

Della più ampia partecipazione ci faremo da subito promotori e non solo in vista della fase costituente del Partito Democratico ma, più in generale, per un "nuovo modo" perché la politica, a partire dal nostro territorio, non sia rinchiusa in spazi angusti e riservati ma, al contrario, assuma come compito quello di suscitare energie e sollecitare il più ampio concorso.

L'associazione ha dato inizio ad una prima campagna di adesione su scala provinciale, fino al 30 settembre 2006; subito dopo si procederà all'elezione degli organismi dirigenti in sostituzione dell'attuale direttivo provvisorio.

 

ARTICOLO DI IGNAZIO MAZZOLI RELATIVO ALL'INCONTRO, SU "EDICOLA CIOCIARA"

 

 

CIOCIARIA OGGI - Giovedì 15 giugno 2006 - pag.3

Ieri la presentazione dell'associazione "Primavera democratica"

Il Partito democratico parte dalla società civile

di Cristina Delle Fratte

 

 

Da sinistra: Maria Letizia Marchegiani, Alessio Gentile, Claudio Lodici e Severo Bruno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ignazio Mazzoli, editore di Edicola Ciociara

 

 

 

 

L'avvocato Felice Maria Spirito, dell'ASSOCIAZIONE "PER L'ULIVO/PARTECIPAZIONE - RETE DEI CITTADINI PER L'ULIVO"

 

 

Il professor Michele De Gregorio, presidente provinciale dell'istituto "Gramsci"

 

 

Laura Stirpe, segretaria dell'associazione

 

Classe di Pianoforte della Professoressa

 CINZIA LABONIA GREGORATTI

 SAGGIO

Domenica 18 Giugno 2006

Ore 16,00

 

SALA BALDINI

 

Piazza Campitelli, 9 – ROMA

 

 

I   PARTE

 

J.S. Bach                     Minuetto in Sol

R. Schumann           Siciliana  (da “Album per la gioventù “op.68)

E.Stanzani               Novelletta n. 4                                               

                                                                                           Francesco Bagella

 

M.Clementi               Sonatina  op. 36 n.5                                     

                                                                                           Caterina Moro

 

L.Van Beethoven      I tempo.Adagio sostenuto (“sonata op.27 n.2”)

                                        Valentino Pirola

 

F.Chopin                     Valzer op.69 n.2

                                                                                   Francesca Romana Cappiello

 

F.Chopin                Notturno op.55 n.1                

                                                                                           Marta Degli Esposti

 

A. Rubinstein          Romanza op.44

F.Chopin                Notturno op.9 n.2

                                                                                           Michela Casella

 

F.Chopin                Fantasia improvviso op.66

                                                                                           Giorgia Cianfrone

 

L.Van Beethoven    IV tempo, Prestissimo (dalla Sonata op.2 n.1)

                                                                                           Martina Meneghelli

 

J.S. Bach                Invenzione a 2 voci n.13 in La minore

C.Debussy              Primo Arabesco

                                                                                           Chiara Cambieri

C.Czerny               Etude melodieuse op.795 n.3

J.S. Bach                     Invenzione a 3 voci n.7 in Mi minore

F.Chopin                     Studio n.1 in Fa minore (dal “Metodo dei Metodi”)

F.Mendelssohn      Studio in Fa minore (dal “Metodo dei Metodi”)

                                                                                           Alice Muzzioli

 

A.L.Webber’s         Il Fantasma dell’Opera(da”Il fantasma dell’Opera)

                                                                                           Barbara Sinolli

 

J.Brahms                Intermezzo op. 119 n.2

F.Chopin                Ballata n.2 op.38

                                                                                           Rosella Frasca

 

II  PARTE

 

E.Satie                  En plus (da ”Tre pezzi a forma di pera “)

                                                                     Alice Muzzioli – Caterina Moro

 

Genesis                       Firth of fifth: introduction

                                                                                           Valentino Pirola

 

M.P.Mussorgsky   Una lacrima (quasi Fantasia)

                                                                                           Caterina Moro

 

J.Strauss                    Marcia di Radetzky op.228

Francesco Bagella - Cinzia Labonia

 

H.Mancini             Moon river (dal film “Colazione da Tiffany”)

                                                                                           Barbara Sinolli

 

W.A.Mozart               Alla Turca (dalla sonata K331 in La)

                                                                                           Michela Casella

 

A.Dvorak                Danza slava op. 46 n.7

                                                             Alice Muzzioli - Chiara Cambieri

 

R.Schumann         Intermezzo -Finale(da“Carnevale di Vienna” op.26)

                                                                                           Alice Muzzioli

 

F.von Suppé           La cavalleria leggera (Overture)

                                                                   Rosella Frasca - Cinzia Labonia

"IN TRACCIA DI LUNA" - di Alfonso Cardamone (ed. Pellegrini 2006)

Venerdì 23 giugno 2006 - ore 18 - Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Frosinone (corso della Repubblica)

“IN TRACCIA DI LUNA”

(mitologie lunari tra oralità e scrittura)

 Un libro che, attraverso le “tracce” documentate dai miti lunari di civiltà e di letterature diverse, risale ad una antichissima memoria, a volte consapevole, altre implicita o rimossa, di un universo femminile, testimonianza di una cultura e di una struttura dell’organizzazione sociale dalle caratteristiche “alternative” rispetto alla violenza patriarcale che quasi dovunque ha trionfato nella storia dell’umanità.

  Interverranno: il giornalista Igor Traboni ed i professori Ugo Fracassa e Renzo Scasseddu.

   Saranno presenti l’ Autore e l’Editore del libro.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "VIRGINIA E IL SUO INGLESE" - di Silvia Santoro

Giovedì 22 giugno 2006 - ore 18.30

Libreria Liber.mente

Via del Pellegrino, 94 - ROMA

 

Virginia e il suo inglese

di

Silvia Santoro

 

22 giugno ore 18,30
Libreria Liber.mente
Via del Pellegrino, 94
Roma

          __________________________________________________________________________________________

    Virginia e il suo inglese
    Una giornata come le altre: l’autobus, il lavoro, le colleghe curiose. Poi una telefonata, l’improvviso ritorno di Lisa, l’amica da tempo lontana. Per Virginia tutto cambia, sente finalmente di poter evadere da quell’apatia che si era impossessata di lei. Con una consapevolezza tutta nuova si lascia trasportare dalle sensazioni, dalle opportunità che il destino sembra ora concederle a piene mani: si scopre donna, si sente apprezzata e desiderata per quella che è, si sente libera. Ora guarda al domani con ottimismo: nuovi incontri e nuove esperienze, nell’intersecarsi di passato e futuro. Virginia e il suo Inglese... ma quale? Stewart, l’uomo di ieri, del dolore, della nostalgia, oppure Max, il presente, la speranza, l’istinto? O, ancora, un corso di lingua dove conoscere Luca, un italiano pieno di attenzioni? Silvia Santoro entra in punta di piedi nella vita di Virginia, una giovane donna che, coinvolta in un susseguirsi di situazioni vivaci, lievi e spensieratamente intime, riesce a guardarsi dentro, a comprendersi, ad amarsi. Riesce a sfidare se stessa, buttandosi alle spalle timori e incertezze, pronta così a un nuovo cammino, a una nuova storia.

    Silvia Santoro è nata a Roma il 24 febbraio del 1970. Virginia e il suo Inglese è la sua prima pubblicazione.

BRAHIM ACHIR

CATALOGO DI UNA MOSTRA DEL 2006 E QUADRI RECENTI

(pagina web del 13 giugno 2006 a cura di Claudio Martino)

 

 

 

 

 

PER VEDERE TUTTE LE FOTO

"LE STORIE SALVANO LA VITA?"

Quindici racconti di scrittori italiani,

tra i quali

Pasticcio dei niños santos, di Maurizio Ferrara

Editore MAVIDA / prezzo di copertina euro 14.50

Disponibile presso la libreria "Bianchini" - Corso della Repubblica - Frosinone

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE "IL GIRASOLE" - FROSINONE

 

L'associazione culturale Il Girasole nasce e si sviluppa da oltre dieci anni, con la finalità di promuovere e praticare i diversi percorsi del benessere naturale, attraverso corsi di formazione, seminari, iniziative ed eventi, all'interno di una visione, che comprende alcune moderne metodologie occidentali integrate con quelle originarie e tradizionali delle civiltà dell' Estremo Oriente.
L'associazione si compone di uno staff di operatori professionisti e diplomati, provenienti dalle rispettive federazioni ed accademie nazionali, che esprimono con passione le loro specifiche conoscenze, in costante aggiornamento.

 

CONTATTI
L'associazione si trova a Frosinone
via Licinio Refice, 28
piano 1° interno 3
tel/fax 0775 888007
cell. 335 7155294
e-mail: info@ilgirasole1.it
 

IL CERCHIO

Coordinamento Nazionale di Sostegno ai Nativi americani

periodico anno X n.1

 

SOMMARIO:

- Editoriale

- Finalmente l'area indigena "Raposa - Serra Do Sol" è libera! - di Massimiliano Galanti

 GLI ALTRI ARTICOLI DELLO STESSO NUMERO SONO IN FASE DI SCANNERIZZAZIONE

 

 

 

 

EDITORIALE

 

 

FINALMENTE L'AREA INDIGENA RAPOSA-SERRA DO SOL E' LIBERA! - di Massimiliano Galanti

 

 

UN ARTICOLO DAL "NEW YORK TIMES" DEL 13 NOVEMBRE 2004

THE SATURDAY PROFILE; Using Courts in Brazil to Strengthen an Indian Identity

 

By LARRY ROHTER (New York Times)
Published: November 13, 2004

BOA VISTA, Brazil - ON all her official papers, she is known as Joênia Batista de Carvalho. But that is not the real name of the first Indian woman to become a lawyer in Brazil, just a name a clerk randomly selected when her parents were first brought from their Amazon village to have their births registered.

Whether her preoccupation with issues of cultural identity and autonomy stems from that incident, Ms. Batista is not sure. Still, when she went to the United States earlier this year to receive a Reebok Prize for her human rights work, she chose to accept the award as Joênia Wapixana, using the name of the tribe to which she belongs.

 

''Everything I do is aimed at focusing attention on our community, so that others, outside, can see who we really are,'' explained Ms. Batista, staff attorney for the Roraima Indigenous Council here in Brazil's northernmost state. ''Why have we as a people been able to continue to exist? Because we know where we come from. By having roots, you can see the direction in which you want to go.''

Though only 31, Ms. Batista has emerged as one of the most effective advocates of the indigenous cause in Brazil, the bane of ranchers, miners and loggers who want to encroach on Indian land. But unlike the tribal chiefs and shamans with whom she works closely, her weapon is the white man's law, which she fights to have obeyed by all, including those who make it.

In Brasília, she is a familiar figure, filing for injunctions and arguing cases to learned judges twice her age. In Washington early this year, she presented a complaint to the Inter-American Commission on Human Rights, seeking to compel the Brazilian government to finish demarcation of the Raposa Serra do Sol Indigenous Reserve, set aside as a home for her people and a half-dozen other tribes.

Thanks in large part to Ms. Batista's persistence, that case is also before the Brazilian Supreme Court, with a landmark decision expected next year. Most recently, her legal team succeeded in suspending rulings by a judge sympathetic to rice farmers and ranchers that would have forced thousands of Indians to leave their lands.

ALL of that is a long way from the isolated Amazon villages of Truarú and Guariba, where Ms. Batista spent her first years immersed in a traditional culture that was just beginning to feel the full impact of the advance of the Amazon frontier. ''My grandmother couldn't even speak Portuguese,'' she recalls, but ''my mother and most people of her generation speak very little Wapixana, which means that something got lost there.''

When Ms. Batista was 7 or 8, her parents separated. Her father, who she said ''never felt comfortable staying in any one place for a long time,'' returned to the wilds to become a cowboy, while her mother came to this city of 200,000 and found work as a maid.

To earn some extra money, her children helped by selling fruit on the street and taking in laundry. There was also school, but Ms. Batista's three older brothers ran into problems there and eventually dropped out to become construction workers and day laborers.

''There was a lot of discrimination against Indians,'' and her brothers felt that keenly, she recalled. ''You're always being told you are smelly, lazy, ugly and stupid, or they call you a caboclo,'' a Portuguese word used to describe native people who have lost their cultural identity and merged with ordinary peasants. ''They felt blocked, and so they pulled back.''

Joênia, in contrast, took immediately to the classroom, earning high grades and winning academic prizes and the notice and support of a few sympathetic teachers. But she, too, felt the sting of prejudice.

''Your identity is on your face and in your hair, you can't deny it,'' Ms. Batista said. ''I was the only Indian in my class, so of course I felt different. Plus, we had very little money, which meant I didn't have proper clothes.''

When she finished high school in the early 1990's, it was just assumed she would become a schoolteacher, the usual career for an educated Indian woman. ''But I didn't want to be a teacher,'' she explained. ''From the time I was little, I was always rebellious, always making trouble, and I thought I could contribute more than I would working as a teacher.''

At first, Ms. Batista thought of becoming a doctor. But when she was 18, an older sister, who suffered from asthma and lung problems and had just had a baby, died when a piece of medical equipment malfunctioned after she was hospitalized.

''I had already suffered a lot, and seen a lot of injustice done to others,'' she explained. ''I saw how my sister was treated, and I found myself wondering 'Could it be that they turned off the machine so as not to have to spend money on a poor Indian?' Her death had a big impact on me,'' especially since her other sister had earlier drowned in an accident.

To come up with money for her education, Ms. Batista worked in an accounting office. Her co-workers often scoffed at what they saw as her unrealistic ambitions, but though she knew no Brazilian Indian woman had ever become a lawyer, she ignored them. ''My boss used to tell me I was wasting my time, that law school was only for people with money,'' she said. ''But when the results of the entrance exam were announced, I finished second and he didn't qualify at all. He was annoyed.''

During her four years in law school, Ms. Batista worked during the day and attended classes at night. At times she was discouraged and tempted to give up, she admits, but her relatives back in the village were having none of that. ''They'd say, 'You better get that degree, because we are going to need your services,''' she said.

Those family connections proved crucial once she began to practice law. At the start, there was much skepticism of someone who was young, unproven and female, and it took her people's stamp of approval for her to win credibility.

''WHEN you work with an indigenous group, you need to have the confidence of others,'' she said. ''When I arrive to address a group, I explain who my parents are, who my brothers and sisters are and what community I belong to. Your roots are your identity.''

In addition, the tribes Ms. Batista serves are hierarchical societies in which the chiefs and shamans are almost always men. So that was one more barrier.

''When you go to an assembly of the Yanomami, for instance, the women all stay in a corner and don't say anything,'' she said. ''So naturally I worried at first whether the men would pay attention to what I had to say. But they've learned to listen to me.''

These days, Ms. Batista is a mother herself, with two young children. She worries that despite her efforts to spare them what she experienced, the pace of change in Brazil is not fast enough.

''Here we are in 2004, and yet they still have to put up with taunts, the comments about their 'funny' hair and the notion that the Indian speaks badly and can't perform in the classroom,'' she said. ''My parents had to tolerate that, but because I move between two worlds, I won't. I won't be submissive.''
 

 

USARE LE CORTI BRASILIANE PER RAFFORZARE L'IDENTITA' INDIA

di Larry Rohter - New York Times - 13 novembre 2004 (traduzione di Claudio Martino)

 

BOA VISTA, Brasile - Su tutti i documenti ufficiali, è indicata come Joênia Batista de Carvalho. Ma non è questo il vero nome della prima donna india divenuta avvocato in Brasile: è solo un nome scelto a casaccio da un impiegato d'ufficio, quando i suoi genitori furono condotti dal loro villaggio amazzonico per registrare la nascita dei figli.

Se la sua preoccupazione riguardo ai problemi di identità ed autonomia culturali derivi da quell'episodio, la signora Batista non può affermarlo con certezza. Tuttavia, quando è andata negli Stati Uniti all'inizio di quest'anno a ricevere un Premio Reebok per il suo lavoro a favore dei diritti umani, ha scelto di accettare il riconoscimento come Joênia Wapixana, usando il nome della tribù cui appartiene.

"Ogni cosa che faccio è tesa a focalizzare l'attenzione sulla nostra comunità, così che gli altri, al di fuori, possano vedere chi siamo realmente", spiega la signora Batista, rappresentante legale del Consiglio indigeno Roraima nel più settentrionale degli stati del Brasile. "Perché siamo stati capaci di continuare ad esistere come popolo? Perché sappiamo da dove veniamo. Avendo radici, puoi vedere in quale direzione andare".

Sebbene abbia solo trentun anni, la signora Batista si è messa in evidenza come uno dei più capaci avvocati della causa indigena in Brasile, il flagello di proprietari di ranch, minatori e taglialegna che vogliono impadronirsi della terra india. Ma, a differenza dei capi tribali e degli sciamani con i quali lavora strettamente, la sua arma è la legge dell'uomo bianco: ella si batte perché sia rispettata da tutti, inclusi coloro che l'hanno fatta.

A Brasilia è una figura familiare, presentando ingiunzioni e discutendo casi con dotti giudici di due volte la sua età. All'inizio di quest'anno, a Washington, ha presentato una protesta alla Commissione interamericana sui diritti umani, cercando di costringere il governo brasiliano a definire i confini della Riserva india di Raposa Serra Do Sol, ritagliata come patria per la sua gente e per mezza dozzina di altre tribù.

Grazie in larga parte all'ostinazione della signora Batista, questo caso è altresì pendente davanti alla Suprema corte brasiliana, con una decisione-pietra miliare attesa per il prossimo anno. Molto recentemente, il suo team legale ha avuto successo nell'ottenere la sospensione di ordinanze emesse da un giudice favorevole ai coltivatori di riso e ai ranchers, che avrebbero costretto migliaia di indios ad abbandonare le loro terre.

Tutto ciò rappresenta un lungo viaggio dai villaggi isolati dell'Amazzonia di Truarú e Guariba, dove la signora Batista ha vissuto i suoi primi cinque anni immersa in una cultura tradizionale che stava giusto iniziando ad avvertire pienamente l'impatto dell'avanzare della frontiera amazzonica. "Mia nonna non sapeva neanche parlare portoghese", ricorda, ma "mia madre e la maggior parte della sua generazione parla pochissimo il Wapixana, il che vuol dire che qualcosa è andato perduto".

Quando la signora Batista aveva sette od otto anni, i suoi genitori si separarono. Suo padre, che, come lei ha affermato, "non si sentiva a proprio agio in nessun luogo per un lungo periodo", ritornò nelle zone selvagge per diventare un cowboy, mentre sua madre andò in quella città di duecentomila abitanti e trovò lavoro come domestica.

Per guadagnare qualche soldo in più, i suoi figli collaborarono vendendo frutta sulla strada ed organizzando una lavanderia in casa. C'era anche la scuola, ma i tre figli maggiori della signora Batista ebbero problemi ed infine abbandonarono lo studio per divenire lavoratori edili e braccianti.

"C'era tanta discriminazione contro gli indios", ed i suoi fratelli lo avvertivano dolorosamente, lei ricorda. "Vi verrà sempre detto che siete puzzolenti, pigri, brutti e stupidi, o vi chiameranno caboclo", una parola portoghese usata per descrivere i nativi che hanno perso la loro identità culturale e si sono mischiati con i contadini comuni. "Si sentirono bloccati e perciò si ritirarono".

Joênia, invece, accettò immediatamente la scuola, ottenendo voti alti e vincendo premi accademici e l'attenzione ed il supporto di alcuni insegnanti simpatizzanti. Ma anche lei dovette subire l'aculeo del pregiudizio.

"La tua identità è sulla tua faccia e nei tuoi capelli, non puoi negarlo", dice la signora Batista. "Io ero la sola india nella mia classe, per cui naturalmente mi sentivo differente. Inoltre, avevamo molto poco denaro, il che voleva dire che non avevo vestiti appropriati".

Quando finì la scuola superiore all'inizio degli anni novanta, si dava per scontato che sarebbe diventata un'insegnante di scuola, la carriera normale per una donna india istruita. "Ma io non volevo essere un'insegnante", spiega. "Sin da piccola sono stata sempre ribelle, sempre creatrice di problemi, e pensavo di poter dare il mio contributo in altro modo che non lavorando come insegnante".

All'inizio, la signora Batista pensava di diventare un dottore. Ma, all'età di diciotto anni, una sorella maggiore, che soffriva di asma e di problemi polmonari ed aveva appena avuto un bambino, morì quando un pezzo dell'attrezzatura medica si guastò dopo il suo ricovero in ospedale.

"Ho sempre sofferto molto e visto tanta ingiustizia inferta agli altri", spiega. "Vidi come era stata trattata mia sorella, e mi trovai a chiedermi 'E' possibile che abbiano spento la macchina per non dover spendere soldi per una povera india?' La sua morte ebbe un grosso impatto su di me", specialmente dopo che l'altra sua sorella era annegata in un incidente.

Per guadagnare di più per la sua istruzione, la signora Batista ha lavorato in un ufficio contabile. I suoi colleghi di lavoro spesso si facevano beffe di quello che essi vedevano come ambizioni non realistiche ma, sebbene sapesse che nessuna donna india brasiliana era mai diventata avvocato, li ignorava. "Il mio capo usava dirmi che stavo perdendo il mio tempo, la scuola di legge era solo per gente danarosa," dice. "Ma quando i risultati degli esami di ammissione furono resi noti, io fui seconda e lui non si abilitò affatto. Ne fu contrariato."

Durante i quattro anni nella scuola di legge, la signora Batista lavorava di giorno e frequentava la scuola di notte. A volte si sentiva scoraggiata e tentata di mollare, ammette, ma i suoi parenti nel villaggio non volevano sentirne parlare. "Loro avrebbero detto 'E' meglio che tu ti laurei, perché avremo bisogno dei tuoi servigi'", spiega.

Quelle connessioni familiari si rivelarono cruciali una volta che iniziò a praticare legge. All'inizio, c'era molto scetticismo su qualcuno giovane, non esperto e donna, ed ebbe bisogno del marchio di approvazione della sua gente per ottenere credibilità.

"Quando lavori con un gruppo indigeno, hai bisogno di avere la fiducia degli altri", dice. "Quando arrivo a rivolgermi ad un gruppo, spiego chi siano i miei genitori, i miei fratelli e sorelle e a quale comunità io appartenga. Le tue radici sono la tua identità".

Inoltre, le tribù cui la signora Batista offre il suo lavoro sono società gerarchiche nelle quali i capi e gli sciamani sono quasi sempre uomini. E questa era un'ulteriore barriera.

"Quando vai ad un'assemblea di Yanomami, per esempio, tutte le donne stanno in un angolo e non dicono nulla", dice. "Per cui naturalmente mi preoccupavo per prima cosa che gli uomini prestassero attenzione a quanto avevo da dire. Ma essi hanno imparato ad ascoltarmi".

Attualmente la signora Batista è lei stessa madre, con due figli piccoli. E' preoccupata che, nonostante gli sforzi per risparmiare loro quanto da lei sperimentato, il cambiamento in Brasile non sia sufficientemente veloce.

"Eccoci nel 2004, ed ancora si debbono fronteggiare sarcasmi, commenti intorno ai loro 'buffi' capelli e l'idea che gli indios parlino male e non possano svolgere bene i compiti scolastici", dice. "I miei genitori dovettero sopportare tutto ciò ma, siccome mi muovo tra due mondi, io non lo farò. Non sarò sottomessa".

 

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