INTERVENTO DI MAURIZIO FEDERICO

(Biblioteca comunale di Frosinone - 21 dicembre 2004)

 

Buona sera.

Quest’anno che va a concludersi tra pochi giorni  è stato il sessantesimo anniversario della guerra a Frosinone.

Nel 1944 si sono vissuti i mesi finali dell’occupazione tedesca e poi della Liberazione, ma si sono vissuti anche i bombardamenti e gran parte degli avvenimenti di cui parla Floriana in questo suo libro.

A me fa piacere che anche a Frosinone, in questa città, sia uscito, nel corso del 2004, un libro che ricorda questi avvenimenti. Per la verità, quest’anno in molti comuni della provincia ci sono state opere analoghe, sia opere di memoria, come quella di Floriana, ma anche opere più storiche, più legate, diciamo, agli avvenimenti militari, che hanno in qualche modo ripercorso  l’avanzata della guerra verso Frosinone.

Voi conoscete gli avvenimenti, quindi in quest’anno abbiamo avuto pubblicazioni, praticamente in tutti i comuni che vanno da Cassino e mano mano verso Frosinone.

In ogni città o cittadina, fortunatamente, c’è stato qualche studioso, qualche ricercatore, che ha approfondito questi momenti  per quanto riguarda il proprio paese, la propria città.

Quindi, ci sono pubblicazioni che riguardano, oltre Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino, Ceprano, Arce,  Ripi, Pofi.

Finalmente, arriviamo anche a Frosinone.

Quindi, questa data non è stata dimenticata nella nostra città, e proprio grazie a Floriana Curti.

Io voglio dire che questo libro è innanzi tutto un libro di storia. Voglio usare questa parola anche se, diciamo, siamo abituati a ben altre dimensioni per i libri di storia, ed anche a libri di storia infarciti di date, avvenimenti, personaggi.

E’ un  libro di storia perché riesce, Floriana, con questo suo libro, che sembra una storia minima, una storia molto personale, molto intima, a darci un’idea molto precisa degli avvenimenti che si sono succeduti a Frosinone negli anni di cui lei tratta.

E non solo degli anni di guerra, ma lei ci dà, nella prima parte del libro, un magnifico affresco, direi, della Frosinone dell’anteguerra. Magnifico affresco per come l’ha descritta, naturalmente, per la capacità in poche righe di dare al lettore un’idea ben precisa della città. Non era magnifica la situazione della città.

Frosinone, prima della guerra, era una cittadina di nemmeno ventimila abitanti, un paese ancora prettamente agricolo, un paese dove non c’erano  industrie. Pensate che l’industria più grande occupava cinquanta operai ed era il calzaturificio “Bellator”, in quello stabile che sta lungo viale Marconi. Era l’unica fabbrica di Frosinone.

C’erano un po’ di artigiani, ma soprattutto la popolazione era tutta di contadini, e contadini senza terra, perché abitavano tutti qui in città e andavano a lavorare a giornata nei latifondi, nella parte bassa della città, verso l’aeroporto, se non si dovevano spingere fin verso le paludi pontine o i castelli romani per lavorare a giornata.

Questa era la situazione economica. E Floriana ce la descrive bene la miseria della città, le condizioni difficilissime, e anche la fame, quindi non solo la fame durante la guerra, ma anche prima della guerra. La fame che  costringeva, ad esempio, molti giovani a partire nel ’36 per l’avventura dell’Africa, non con uno spirito colonialistico, ma per sbarcare il lunario, per poter mandare qualche soldo a casa per costruirsi la casa, come succede ad un fratello di Floriana.

Anche i giovani, quando si profila la guerra, pensano che, perlomeno, se vengono richiamati, avranno un paio di scarpe finalmente buone per proteggersi dal freddo. Insomma, siamo a questo.

La città stava avendo un qualche sviluppo, in quanto qualche anno prima era stata elevata a capoluogo di provincia. C’è stato un qualche fermento sul piano urbanistico, edilizio. Sono sorti in quegli anni i grossi palazzi di Frosinone, il liceo, il “Tiravanti” ed altri palazzi, quindi una minima attività edilizia c’è stata.

Non c’è stata però una ricaduta positiva per gli stessi abitanti di Frosinone per la elevazione a capoluogo di provincia, perché poi tutta la burocrazia, diciamo, gli impiegati, venivano dall’esterno.

Anzi, qualcuno che ha qualche anno più di me ricorderà che si sono vissuti anche momenti di frizione tra i frusinati, gli indigeni, e quelli che venivano da fuori, i quali, molto spesso, poi, venivano da Caserta, in quanto Frosinone diventa capoluogo quando viene sciolta la provincia di Caserta.

Quindi, si arriva alla guerra  già in una situazione difficile per quanto riguarda le condizioni di vita.

La dichiarazione di guerra, quello che comincia ad accadere mano mano, non  fa altro che dare il colpo di grazia a questa città.

Poi, gli avvenimenti che si sono succeduti, che leggerete nel libro, che riguardano in modo particolare la fase dell’occupazione tedesca e dei bombardamenti, ed in particolare dello sfollamento.

Vi renderete conto che per Frosinone non furono tempi belli, sicuramente. Frosinone, dicevo, non era una città assolutamente industriale, era una città agricola, dove si viveva con poco. Ma, come ci dimostra Floriana molto bene, i ragazzi, ma penso anche un po’ tutta la popolazione, si accontentavano anche di poco, volevano vivere tranquillamente, volevano andare a scuola, volevano lavorare, volevano avere quel minimo per una vita dignitosa.

E’ arrivata la sventura della guerra, quello che si era costruito è saltato in aria, poi ci hanno pensato le bombe degli alleati, le mine tedesche, le requisizioni, a distruggere Frosinone, e soprattutto a distruggere la vita di oltre 250 frusinati, perché tanti sono i morti, tra militari e civili, che hanno perso la vita in quel periodo, per parlare solo dei deceduti.

Naturalmente, ci sono state centinaia di feriti, ci sono state centinaia di vedove, centinaia di orfani, insomma la guerra è stata segnata profondamente da quegli avvenimenti.

Il libro di Floriana penso che sia anche un appello alla pace, a dire di no alla guerra, soprattutto. Si rivolge naturalmente a tutti, ma io penso che lei abbia voluto rivolgere queste sue pagine specialmente ai giovani, ai giovani che vedono la guerra in televisione.

Nel mondo c’è ancora la guerra, fortunatamente non c’è da queste parti, però la guerra c’è. Soltanto che ce la fanno vedere in televisione, e sembra quasi un film, un film americano, insomma. Per cui non si ha la percezione esatta di che cosa significa la guerra. Questo libro  riesce a trasmettere invece il dolore, i lutti, l’angoscia di un paese in guerra. Io penso che dopo la lettura di questo libro vedremo diversamente anche le immagini che ci propone la televisione e la solidarietà che dovremmo avere per chi è bombardato dovrà senz’altro accrescersi.

Questo è il messaggio  che io penso di leggere in questo libro. Non è solo un libro di memorie, non è solo un’esercitazione letteraria, ma è una lettera ai frusinati, così la vedo io, una lettera ai giovani, ma non solo ai giovani.

Io ringrazio Floriana per questo lavoro, che fra l’altro è servito anche a me personalmente per avere la ricostruzione di un clima, di un periodo che sto in qualche modo approfondendo anch’io.

Io dico grazie, Floriana, anche per avermi sollecitato a questa presentazione e siamo in attesa della prossima produzione. Grazie.